CONVENTO

SANTA MARIA DEL SOCCORSO


 

 


È il monumento più importante del paese per le innumerevoli opere d’arte, abbandonate per secoli alle intemperie ed all’indifferenza.

Fu fondato dal domenicano Andrea da Gimigliano nel 1518 su richiesta dell’Università locale e confermato dal papa Leone X nel 1519.

Era situato fuori dall’abitato in un luogo chiamato “ Lo Casale” appartenente ai signori Guglielmo Sproveri, Filippo Piluso e Carlo di Martino. La prima pietra fu benedetta da Mons. Gaspare de Murgis, vescovo di Strongoli, come appariva da documenti antichi del Convento.

Vi abitavano cinque religiosi, tre sacerdoti e due conversi:

-         Crisotomo Colleri da Cosenza, lettore e priore.

-         Tommaso Mingrone da Pietrapaola.

-         Domenico Parise da Celico, converso professo.

-         Agostino Santoro di Cesirano, converso professo.

Feudatario del luogo era il religiosissimo Giambattista Spinelli, duca di Castrovillari e conte di Cariati.

Conventi Domenicani 1650


La situazione finanziaria prosegui con alterne vicende fino alla metà del ‘700 . Successivamente peggiorò  notevolmente, malgrado molti lasciti e proprietà.  Nelle stesse condizioni si trovavano quasi tutti i Conventi Domenicani della Calabria, come risulta dalla relazione del 10-03-1650.

(In quell’anno i Conventi erano ottantacinque di cui trentasei nella Calabria superiore o Citra e quarantanove in quella inferiore o Ultra). Molti successivamente sono scomparsi,  altri trasformati; quello di Caccuri  è riuscito a conservare ancora molto dell’antica struttura.

Nel 1651, con i nuovi feudatari i Duchi Cavalcanti che investono molte risorse nell’arte,  Caccuri conosce il “suo Rinascimento”. Il Convento ritorna agli antichi splendori, viene arricchito di numerose opere d’arte ed oggetti sacri, dapprima con Antonio Cavalcanti (1694-1709) poi con Marzio (1709-1752) e Rosalbo (1752-1781).  Nel 1751 viene costruita una Cappella dedicata alla Vergine del Rosario che fu anche sede dell’ Antica Congregazione. Successivamente il Convento fu chiuso al culto fino al 1809 durante il decennio francese e riaperto nel 1833 dai Francescani Riformati;  nel 1865 diventa proprietario l’onorevole Giovanni Barracco che adibì la Chiesa ed il Convento ad altri usi.

La facciata della chiesa è a capanna a due spioventi con un campanile a struttura muraria robusta e squadrata; al centro un rosone romanico a ruota con dodici raggi e due stemmi laterali datati  1533-1544  dei benefattori del XVI secolo ( Spinelli-Universitas di Caccuri ) che ne resero possibile la costruzione; un portale arcuato con bassorilievi raffiguranti imprese guerresche con armature, elmi, turcasso e frecce.


L’interno ha una navata molto ampia con al centro l’altare maggiore del XVIII sec. sorretto da un’anima in legno e con tinteggiature di vario colore. In epoca successiva  divenne  “ Altare  Privilegiato Perpetuo.  La statua lignea raffigurante Santa Maria del Soccorso con il bastone in mano (ora mancante) nell’atto di difendere il Figlio dalle insidie del maligno, fu donata dall’abate commendatario del Monastero di S. Giovanni in Fiore,  Salvatore Rota nel 1542. Nell’arco a tutto  sesto, sopra  l’ Altare Maggiore, vi è una dedica a “Sanctae Mariae succurrenti  miseris  1515”  che ci fa supporre che la costruzione dell’edificio è preesistente alla data del riconoscimento del Convento.

 


La  Madonna, in nicchia a conchiglia, è dipinta con veste rossa e manto dorato all’esterno, azzurro nei risvolti interni. Gli occhi sono a pasta vitrea .

Al centro dell’altare il tabernacolo in legno con cornice e porta dorata e ai lati due vasi su mensole dello stesso colore dell’altare.

Il coro del 1733, in legno ad intaglio, è formato da ventiquattro stalli in due ordini .

In alto una larga cupola conferisce grande respiro e ariosità insieme ai disegni decorativi in stucco bianco a forma di girari con al centro una colomba che simboleggia lo Spirito Santo.

Il restante soffitto è a capriate di legno con cassonatura a quadri e cordonatura  con dipinti dai motivi floreali.

Gli altari lignei disposti sulle pareti, di grande valore artistico ed impreziositi da stucchi, dorature, colonne binate e scanalate a tortiglioni girari, con piedritti ornati, capitelli compositi, cimase e  colombe in stemma coronate, animali marini, testine e frammenti di paliotti, sono stati esposti per lungo tempo alle intemperie ed infiltrazioni d’acqua che li hanno seriamente danneggiati e necessitano di urgenti restauri. Una delle acquasantiere, a conca in marmo verde semplice, è stata collocata in epoca imprecisata sulla prima colonna a destra della Chiesa Matrice. 

 Un prezioso organo a canne d’argento, con tastiere in madreperla, insieme a molti reperti e arredi sono stati venduti o trafugati. Era posto sul  soppalco all’ingresso della Chiesa sostenuto da colonne in legno. Sulla prima colonna a destra era posta una cassetta per le elemosine ed un bassorilievo raffigurante la morte con  una frase che faceva meditare sull’inutilità delle ricchezze terrene: “Come tu sei io fui ; come io sono tu sarai”.

 

Gli altari sulla sinistra, in sequenza, rappresentano:

 

 Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Rosa                                                                     

 Quadro ad olio su tela cornice dorata con quindici tondi : Misteri –  XVIII sec.

      (posizionamento provvisorio: in precedenza era di fronte alla cappella di S.Domenico)

 

 -         San Francesco di Paola

Legno stuccato e dipinto – prima metà XVIII sec.

 

 -    Santa Filomena

Legno stuccato e dipinto anno 1837

(posizionamento provvisorio – si presume che in origine non appartenesse al patrimonio del Convento).

-    Madonna col Bambino

Legno stuccato e dipinto – scultura a “pupa”- prima metà XVIII sec

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-         Pergamo con baldacchino e confessionale sottostante

Legno ad intaglio con vernice a vista – XVIII sec.

 

-         San Domenico e Santa Rosa

            Olio su tela con altare a vista senza stuccatura di proporzioni più grande dei precedenti,

            Altare meta del XVIII secolo e dipinto del XIX sec.

Gli altari sulla destra, in sequenza rappresentano:

-         Sant’Antonio da Padova

            Altare in taglio ligneo e dorato, anno 1734. Statua in gesso dipinto 1964.

-         Cappella San Domenico

 

 

 


-    Legno stuccato e dipinto prima metà del XVIII sec. Lo splendido altare è stato decorato da Francesco Paolo Cristiano nel 1781. Cappella gentilizia dei Duchi Cavalcanti, che vi accedevano da una porta esterna, a destra del Convento, attraverso una scalinata in marmo ed un ingresso ora murato,

Al centro dell’altare, di pregevole fattura con quattro colonne binate e scanalate a tortiglioni girari, è situata  una splendida statua di San Domenico,  in veste bianca a fiori giallini. Il Santo ha un libro in mano con sopra una Chiesa ed ai piedi un cane con in bocca una fiaccola ardente, simbolo della fede. Ai lati della statua un gruppo scultoreo raffigurante l’Annunciazione: Madonna in ginocchio e l’Angelo Gabriele. Sul punto più alto dell'altare all'interno di una cimasa a timpano spezzato,è stato collocato un prezioso dipinto di San Domenico raffigurato in un cartiglio sostenuto da tre figure di donne che rappresentano le virtù teologali: a sinistra la Sapienza che deriva dalla Fede, al centro la carità e a destra la speranza. L’altare è attualmente imballato per proteggerlo dall’umidità, in attesa di urgenti restauri sia della Cappella che del meraviglioso esemplare di intaglio ligneo.              

   

-     Cristo in croce

 

-    Altare in legno stuccato e dipinto – XVIII sec. Statua di epoca antecedente.Si presume che il Crocefisso sia stato collocato nell’altare che in precedenza  conservava un dipinto delle stesse dimensioni di quello di fronte (all’epoca la simmetria era tenuta in grande considerazione) infatti, la parte superiore della croce è stata inserita producendo all’interno dell’altare un piccolo foro.

Opera di  pregevole fattura e grande impatto emotivo.